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Basilico dop, nuovo attacco dall’Europa
La commissione tecnica della Ue sostiene che la produzione in serra esclude la tipicità del clima
Giovanni Mari - Il Secolo XIX - 18.04.03

Dubbi anche sulla terra utilizzata. Regione e Ministero pronti a bloccare l’offensiva

Genova. Basilico prodotto tipico ligure? Molto difficile da dimostrare.
La burocrazia dell’Unione europea prova un nuovo colpo contro la campagna a difesa del basilico e della ricetta tradizionale del pesto. Ma governo, Regione e associazioni di produttori e consumatori sono pronti a
smontare la nuova offensiva punto per punto.

L’ultimo attacco è arrivato nei giorni scorsi nelle mani dell’ambasciatore italiano presso l’Ue Umberto Vattani, che ha “girato” la missiva al ministero dell’Agricoltura. Le commissioni tecniche comunitarie che
stanno valutando i disciplinari per le denominazioni protette e controllate mettono in dubbio direttamente le terre utilizzate per la coltivazione del basilico e avvertono «uno scarso legame con il territorio» relativamente
alle tecniche di coltivazione. Sostengono i periti dell’Ue che la produzione in serra esclude la tipicità del clima e che non è sicuro che la terra dove è piantato il basilico sia del tutto autoctona (ligure). Addirittura potrebbe
essere artificiale.

Il primo obiettivo nel mirino è dunque la serra, che potrebbe creare al suo interno un microclima ben differente da quello ligure autentico. Una tecnica che è seguita certamente per altre coltivazioni, a esempio per
garantire tutto l’anno temperature tropicali. Il documento di difesa che ministero e assessorato regionale stanno preparando spiega invece che le serre del basilico puntano solo a preservare le coltivazioni dalle intemperie e dagli eventi meteo straordinari.

Il secondo capo d’accusa è più complesso: il substrato del terreno.
Perché il basilico in serra non cresce su un campo, bensì su bancali con terreno riportato. Ministero e ssessorato dimostreranno che la terra usata è ligure. Sul rischio di terreni artificiali, con particolare riferimento
alla presenza di sabbia, la replica è di questo tenore: la sabbia inserita nel terreno è quella dei fiumi liguri e usata solo in superficie per far sì che l’estrazione della pianta non comporti strappi o danni.
«Le accuse sono pesanti — ammette l’assessore regionale all’agricoltura Piero Gilardino — ma siamo in grado
di rispondere punto su punto.
Anzi, queste richieste di chiarimenti posti dall’Unione europee offrono la possibilità di sottolineare la tipicità della coltivazione del basilico ligure in ogni suo momento. Con il ministero
stiamo procedendo su una serie di approfondimenti che porteremo in un dossier a Bruxelles quanto prima». L’incontro sarà fissato dal governo e i funzionari italiani approfitteranno dell’occasione per ribadire le
richieste di riconoscimento per l’igt e la dop a favore di basilico e pesto.

Un grido d’allarme è comunque segnalato tra i produttori, con Gianni Bottino, direttore della federazione savonese della Coldiretti, a mobilitare la categoria sul lavoro al dossier difensivo. E proprio Coldiretti lancia
la proposta di legge popolare a favore della massima trasparenza delle etichette: per l’olio non basta dire che è prodotto da stabilimenti liguri, bisogna indicare anche l’origine e la provenienza delle olive utilizzate.

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