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Dubbi anche sulla terra utilizzata. Regione e
Ministero pronti a bloccare l’offensiva
Genova.
Basilico prodotto tipico ligure? Molto difficile
da dimostrare.
La burocrazia dell’Unione europea prova un nuovo
colpo contro la campagna a difesa del basilico e della
ricetta tradizionale del pesto. Ma governo, Regione
e associazioni di produttori e consumatori sono pronti
a
smontare la nuova offensiva punto per punto.
L’ultimo
attacco è arrivato nei giorni scorsi nelle
mani dell’ambasciatore italiano presso l’Ue
Umberto Vattani, che ha “girato” la missiva
al ministero dell’Agricoltura. Le commissioni
tecniche comunitarie che
stanno valutando i disciplinari per le denominazioni
protette e controllate mettono in dubbio direttamente
le terre utilizzate per la coltivazione del basilico
e avvertono «uno scarso legame con il territorio»
relativamente
alle tecniche di coltivazione. Sostengono i periti
dell’Ue che la produzione in serra esclude la
tipicità del clima e che non è sicuro
che la terra dove è piantato il basilico sia
del tutto autoctona (ligure). Addirittura potrebbe
essere artificiale.
Il
primo obiettivo nel mirino è dunque la serra,
che potrebbe creare al suo interno un microclima ben
differente da quello ligure autentico. Una tecnica
che è seguita certamente per altre coltivazioni,
a esempio per
garantire tutto l’anno temperature tropicali.
Il documento di difesa che ministero e assessorato
regionale stanno preparando spiega invece che le serre
del basilico puntano solo a preservare le coltivazioni
dalle intemperie e dagli eventi meteo straordinari.
Il
secondo capo d’accusa è più complesso:
il substrato del terreno.
Perché il basilico in serra non cresce su un
campo, bensì su bancali con terreno riportato.
Ministero e ssessorato dimostreranno che la terra
usata è ligure. Sul rischio di terreni artificiali,
con particolare riferimento
alla presenza di sabbia, la replica è di questo
tenore: la sabbia inserita nel terreno è quella
dei fiumi liguri e usata solo in superficie per far
sì che l’estrazione della pianta non
comporti strappi o danni.
«Le accuse sono pesanti — ammette l’assessore
regionale all’agricoltura Piero Gilardino —
ma siamo in grado
di rispondere punto su punto. Anzi,
queste richieste di chiarimenti posti dall’Unione
europee offrono la possibilità di sottolineare
la tipicità della coltivazione del basilico
ligure in ogni suo momento. Con il ministero
stiamo procedendo su una serie di approfondimenti
che porteremo in un dossier a Bruxelles quanto prima».
L’incontro sarà fissato dal governo e
i funzionari italiani approfitteranno dell’occasione
per ribadire le
richieste di riconoscimento per l’igt e la dop
a favore di basilico e pesto.
Un
grido d’allarme è comunque segnalato
tra i produttori, con Gianni Bottino, direttore della
federazione savonese della Coldiretti, a mobilitare
la categoria sul lavoro al dossier difensivo. E proprio
Coldiretti lancia
la proposta di legge popolare a favore della massima
trasparenza delle etichette: per l’olio non
basta dire che è prodotto da stabilimenti liguri,
bisogna indicare anche l’origine e la provenienza
delle olive utilizzate.
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