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Camporosso. «Guardate che uva! Non ha soffertoil
caldo.
Sebbene abbiamo dovuto anticipare la vendemmia di
venti giorni sui tempi prestabiliti.
Anche per non rischiare di veder rovinato un raccolto
come questo, eccezionale, da un’improvvisa
grandinata...». Marco Foresti, con la sua azienda
situata nelle Braie, a Camporosso, una
produzione di circa 150 mila bottiglie e ben quattro
varietà di Rossese di Dolceacqua, ma anche
di Pigato e Vermentino, è uno dei maggiori
produttori di vino dell’estremo ponente ligure.
Apre
la sua cantina anche a numerosi contadini della zona:
che entrano da Foresti con la loro uva
E ne escono con il vino in bottiglia. L’altro
ieri ha completato la vendemmia e assicura che il
prodotto
di quest’anno sarà forse un po’
scarso, ma di ottima qualità: «Concentrato,
ben strutturato,
si presterà ad un buon invecchiamento. Sarà
difficile trovare un vino rosso - dice mostrando un
bel grappolo di Rossese - al di sotto dei 13 gradi».
Mentre
Marco Foresti scarica e pesa l’uva destinata
alla pigiatura, tutto intorno il rito della
vendemmia va avanti con i ritmi di sempre.
Aiutato da macchinari sempre più sofisticati,
come la macchina per "defeconare " il mosto,
che consente di far fermentare il mosto del bianco
già perfettamente pulito dalle fecce,
garantendogli così un aroma ed un gusto più
pulito, migliore.
Ma immutabile nei rapporti clou, come quello tra l’uomo
ed il filare: che nell’era di Internet ti
obbliga ancora a staccare con delicatezza un grappolo
alla volta, un passo dopo l’altro.
Ad interrompere la conversazione, arriva alla cantina
Giancarlo Biamonti
con la sua ape carica di Pigato.
E’
il fratello del più famoso Francesco, l’indimenticabile
autore di "Vento Largo",
scrittore di San Biagio della Cima: «Quest’uva
– racconta arriva proprio dalla sua vigna. Era
il suo Pigato».
Sono le 10 di mattina. E alcuni chilometri più
avanti, sulle colline di Camporosso, la famiglia
Finke, aiutata da amici, parenti e volontari, fa la
prima pausa della mattinata: con "sardenara",
torta verde e "michette" di Dolceacqua.
«L’uva è fantastica», dice
Mirella Finke.
Forse a rimetterci è stata la quantità:
che avrebbe potuto essere maggiore.
Sulla sua terra ci sono diverse vigne. Una di Pigato,
"vecchia" di 15 anni, più
larga del solito, è baciata dal sole: «E
i grappoli, vede che meraviglia?». L’altra,
di Rossese, è un
po’ più giovane. Ma molto bella, con
grappoli tanto grandi e puliti da sembrare finti :
«Bella, vero?
Mia
sorella - dice Giorgio Finke - la cura come un bambino...».
Dieci minuti ed il lavoro ricomincia. Tra i filari
arriva Giuseppe Piacentini, il potatore: «Lui
-
spiegano - è il nostro chirurgo». E poi
Michele e Simona Finke.
Aiutati da un altro veterano, Giovanni Roncari: «Insieme
- racconta Giorgio Finke
quando avevamo vent’anni andavamo alla vendemmia
nel Var. Era una cosa eccezionale. Ci divertivamo
e portavamo a casa anche qualche soldino.... ci arrivavo
"pulito". Di soldi ne portavo pochi.
Ma l’atmosfera era davvero unica».
Patrizia
Mazzarello
Da “Il Secolo XIX”
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