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Grappoli raccolti in tutta la regione almeno venti giorni prima del solito

«Uva fantastica per il vino»
«Sarà un gran Rossese, nonostante siccità e caldo»

Patrizia Mazzarello - Da “Il Secolo XIX”

Camporosso. «Guardate che uva! Non ha soffertoil caldo.
Sebbene abbiamo dovuto anticipare la vendemmia di venti giorni sui tempi prestabiliti.
Anche per non rischiare di veder rovinato un raccolto come questo, eccezionale, da un’improvvisa
grandinata...». Marco Foresti, con la sua azienda situata nelle Braie, a Camporosso, una
produzione di circa 150 mila bottiglie e ben quattro varietà di Rossese di Dolceacqua, ma anche
di Pigato e Vermentino, è uno dei maggiori produttori di vino dell’estremo ponente ligure.

Apre la sua cantina anche a numerosi contadini della zona: che entrano da Foresti con la loro uva
E ne escono con il vino in bottiglia. L’altro ieri ha completato la vendemmia e assicura che il prodotto
di quest’anno sarà forse un po’ scarso, ma di ottima qualità: «Concentrato, ben strutturato,
si presterà ad un buon invecchiamento. Sarà difficile trovare un vino rosso - dice mostrando un
bel grappolo di Rossese - al di sotto dei 13 gradi».

Mentre Marco Foresti scarica e pesa l’uva destinata alla pigiatura, tutto intorno il rito della
vendemmia va avanti con i ritmi di sempre.
Aiutato da macchinari sempre più sofisticati, come la macchina per "defeconare " il mosto,
che consente di far fermentare il mosto del bianco già perfettamente pulito dalle fecce,
garantendogli così un aroma ed un gusto più pulito, migliore.
Ma immutabile nei rapporti clou, come quello tra l’uomo ed il filare: che nell’era di Internet ti
obbliga ancora a staccare con delicatezza un grappolo alla volta, un passo dopo l’altro.
Ad interrompere la conversazione, arriva alla cantina Giancarlo Biamonti
con la sua ape carica di Pigato.

E’ il fratello del più famoso Francesco, l’indimenticabile autore di "Vento Largo",
scrittore di San Biagio della Cima: «Quest’uva – racconta arriva proprio dalla sua vigna. Era il suo Pigato».
Sono le 10 di mattina. E alcuni chilometri più avanti, sulle colline di Camporosso, la famiglia
Finke, aiutata da amici, parenti e volontari, fa la prima pausa della mattinata: con "sardenara",
torta verde e "michette" di Dolceacqua. «L’uva è fantastica», dice Mirella Finke.
Forse a rimetterci è stata la quantità: che avrebbe potuto essere maggiore.
Sulla sua terra ci sono diverse vigne. Una di Pigato, "vecchia" di 15 anni, più
larga del solito, è baciata dal sole: «E i grappoli, vede che meraviglia?». L’altra, di Rossese, è un
po’ più giovane. Ma molto bella, con grappoli tanto grandi e puliti da sembrare finti : «Bella, vero?

Mia sorella - dice Giorgio Finke - la cura come un bambino...».
Dieci minuti ed il lavoro ricomincia. Tra i filari arriva Giuseppe Piacentini, il potatore: «Lui -
spiegano - è il nostro chirurgo». E poi Michele e Simona Finke.
Aiutati da un altro veterano, Giovanni Roncari: «Insieme - racconta Giorgio Finke
quando avevamo vent’anni andavamo alla vendemmia nel Var. Era una cosa eccezionale. Ci divertivamo
e portavamo a casa anche qualche soldino.... ci arrivavo "pulito". Di soldi ne portavo pochi.
Ma l’atmosfera era davvero unica».

Patrizia Mazzarello
Da “Il Secolo XIX”

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