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Serre
chiuse per freddo, basilico alle stelle
Troppo alti i costi per il riscaldamento e i produttori hanno saltato una semina.
DA "IL SECOLO XIX" del 06-02-2001
Un mese senza pesto. Un anticipo di Quaresima per i genovesi che non possono permettersi
di pagare seimila lire un mazzo di basilico, prezzo di ieri sui banchi del Mercato
Orientale. Il rincaro ha alimentato i battibecchi, come quello tra la maestra elementare
Antonella Balduzzi e il verduraio Mimmo Rovatti.
Balduzzi:"Ma come? Sono stata via una settimana e trovo il basilico aumentato di
mille lire?". Rovatti: "Cara Signora, non ce n'è".Balduzzi:"Come
sarebbe, non ce n'è?". Rovatti: Siamo costretti a comprarlo in riviera". E
perché? "Non se ne trova".
Non se ne trova perché i produttori genovesi, a fine dicembre, hanno fatto due conti. E
hanno scoperto che il grande freddo, messo in relazione al costo del gasolio, avrebbe
determinato un prezzo all'ingrosso assolutamente improponibile. Perciò hanno spento le
caldaie e approfittato del momento no per ripulire le serre."Non c'era altro da fare
- confessa Pino Sacco, il principale produttore di basilico fresco del mercato genovese -
per consentire un guadagno minimo ai verdurai, avremmo dovuto rinunciare al nostro. Così
abbiamo saltato una semina, rinunciando al raccolto di gennaio.Torneremo sul mercato ai
primi di Marzo".
Un mese senza pesto, dunque, a meno che i produttori rivieraschi non abbassino le loro
pretese. Ma per lo stesso motivo (ha fatto freddo anche nella piana di Albenga e nel
Sarzanese, serbatoi di riserva per i commercianti genovesi) è difficile che il mazzetto
scenda sotto le cinquemila lire. "Siamo senza", scuote la testa Andrea Verardo,
un'altra istituzione al Mercato Orientale: "Bisognerà rassegnarsi". Non sarà
facile.
L' emergenza è stata discussa dai Cavalieri della Confraternita del Pesto, associazione
che da anni cerca di mediare tra le esigenze dei consumatori e quelle dei produttori sia
dal punto qualitativo che quantitativo:memorabile la battaglia contro l'utilizzo degli
anacardi al posto dei pinoli, clamorosa l'insurrezione contro la grande industria che osò
sostituire il basilico con il prezzemolo.
"Dispiace anche a noi", sospira Pino Sacco: "Sappiamo di chiedere un
sacrificio ai genovesi, ce ne scusiamo e ci faremo perdonare con la qualità del prossimo
raccolto".Ecco. Nella malinconia della congiuntura, conforta tanta inusuale
solidarietà, quasi un miracolo nello spietato mercato alimentare : in nome della
trenetta, ci si può credere.
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