| “Di
Pesto ce n’è uno solo” - di Edoardo
Carloni - 19 Settembre 2002
E’
stato il caso gastronomico legislativo dell’estate,
protagonista di uno scontro tra chi produce industrialmente
e chi vuol tutelarne l’origine artigianale.
Fuor di contesa, ecco come nasce, dove si compera
e dove di gusta al meglio la salsa al basilico più
famosa del mondo....--> dettagli
Se ne è parlato in tutte le salse. Il caso
gastronomico dell’estate ha visto protagonista
il pesto, vanto della Liguria e dell’Italia
all’estero, minacciato quest’anno più
che mai dall’arrivo nei supermercati di tutto
il mondo di prodotti industriali che si richiamano
alla specialità ligure.
Eppure nei 24-hours americani, si trovano da sempre
vasetti di pesto prodotti in Arizona, e da tempo i
giapponesi deliziano il loro palato con salse verdi
“Made in Australia”.
L’allarme è scattato quando nei negozi
italiani sono compare confezioni di pesto prodotto
con ingredienti dai nomi evocativi della Riviera Ligure.
Il
caso più eclatante è quello della Nestlè,
che ha registrato, denominandole “Genova”
e “Sanremo”, due varietà di Basilico
usate per la produzione del suo pesto industriale.
Anche se questi nomi non compaiono sulle etichette,
la notizia ha scatenato la reazione del presidente
della regione Liguria Sandro Biasotti (spalleggiato
dal Secolo xix e dal suo direttore Antonio Di Rosa),
che in luglio ha annunciato battaglia a colpi di ostruzionismo
alimentare per la tutela del Pesto Genovese, sventolando
un regolamento comunitario del 1992 che impedisce
l’utilizzo di nomi geografici per alimenti che
con il territorio in questione non spartiscono né
l’origine né la produzione.
In
seguito le due parti hanno raggiunto un accordo ,
la Nestlè ha cambiato i nomi dei semi di basilico,
il pesto genovese si avvia ad ottenere la tutela comunitaria
e la sua produzione sarà vincolata alla composizione
degli ingredienti.
Perché
intorno agli ingredienti ruota tutta la questione
della genuinità di una ricetta tutto sommato
semplice: il pesto è una salsa di basilico,
aglio, formaggio, pinoli ( o noci), e olio, e i liguri
discettano tutt’al più sulle quantità
relative delle singole parti.
Praticano
una naturale tolleranza verso l’uso del vicino,
salvo sollevare gli scudi di fronte ad eccessi abolizionisti,
come in occasione del G8 di Genova, quando Silvio
Berlusconi proibì l’uso dell’aglio
nei piatti dei banchetti ufficiali, pesto compreso.
“Il
pesto è una ricetta diffusissima in Liguria”,
dice Paolo Lingua, delegato dell’ Accademia
Italiana della Cucina, “ma non è mai
stata codificata”. Inoltre non risulta che sia
antichissima”.
Infatti dalle ricerche condotte dall’ Accademia
sui conti della spesa delle famiglie genovesi il pesto
non compare fino al 1860. E, quando compare, nelle
prime codifiche della cucina genovese, ( le vecchie
cuciniere,ricettari ad uso dei cuochi e delle famiglie)
lascia irrisolto il mistero della sua provenienza.
“La nostra ipotesi”, prosegue Lingua,
“è che sia una variante al basilico delle
salse con semi oleosi, come la salsa di noci, importate
dall’Oriente fin dal Medioevo, grazie ai commerci
dei mercanti genovesi.
Quello
che è certo è che non si può
fare del pesto originale se non con gli ingredienti
che provengono dalla terra ligure: in particolare
il Basilico, coltivato in ogni parte del mondo, solo
qui trova le condizioni ideali di crescita e maturazione
e deve essere rigorosamente fresco, perché
avvizzisce nel giro di poche ore.
Niente
prodotti confezionati, e no al pesto fuori dai confini
liguri? Così prescrive il canone, anche se,
volendo scendere ad un ragionevole compromesso, si
trova in Italia una rete di distributori che fanno
capo a produttori liguri, garanti della qualità
e dell’origine.
E
anche negli Stati Uniti,terra di assimilazione e fagocitazione
par exellence, si trovano illustri sostenitori del
pesto home made : Lidia Bastianich, vincitrice del
premio James Beard Foundation 2002, sorta di riconoscimento
al miglior chef USA, segnala, solo e rigorosamente
a New York, un paio di locali, perlopiù italiani,
dove gustare questa salsa verde, bella e (quasi) impossibile.
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