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Il bianchetticidio e l'arte di gonfiare i branzini
Il
crimine di bianchetticidio è terribile, una sorta di decreto
di erode contro i bambini delle sardine.
La nostra regione, insieme con una parte della costa francese
e con la punta della Corsica, è il paradiso dei cetacei,
ce ne sono migliaia e siccome mi divertono, sono andato
a vederli a poco più di un miglio dalla costa: allegri,
sorridenti, casinisti, e tutti con la pancia piena di
bianchetti, pasette, acciughe, laxerti, soelotti, ecc.
Un delfino di novanta chili ne ingoia trenta chili al
giorno, in media, un terzo del suo peso, se si imbatte
nei bianchetti mangia bianchetti e lo fa finché ne trova,
non demorde lui: è protetto.
Se io sottraggo mezzo chilo di bianchetti ai cetacei,
sono un criminale. Gli xifii pesano tre volte tanto e
anch'essi partecipano al banchetto, le balene mangiano
Krill, ma non sputano vivi gli eventuali bianchetti incappati
nelle loro fauci. Una balena può pesare trenta o quaranta
quintali, un terzo del suo peso corrisponde ad una quantità
enorme di pesciolini.
Massimo Righi, sul Decimonono, ci ha raccontato molto
bene delle commissione europea che ha beccato un criminale
con 25 ricci più del consentito (anch'io mi chiedo cosa
ne facesse, ma è solo una curiosità), i commissari hanno
preso appunti intorno alla pesca dei bianchetti e sono
stati severissimi.
Mi pare che non abbiano "elevato verbale" ai delfini,
agli xifii, alle stenelle e che abbiano lasciato in pace
le balene, i cetacei, si sa, non possono firmare i verbali:
le loro pinne non consentono l'uso della penna biro.
Dal canto suo, il WWF ha denunciato la preoccupante diminuzione
di pescosità dei nostri mari, con conseguente perdita
di migliaia di posti di lavoro. I pescherecci salpano
reti che vengono a bordo piene di rumenta, quella prodotta
dagli adorati turisti che, coadiuvati dalle industrie,
pavimentano i nostri fondali di rifiuti.
Tutto questo dovrebbe convincerci che è necessario ricorrere
sempre più all'allevamento del pesce.
E' così che in Olanda, allo scopo di rispettare i bianchetti
ricorrendo all'allevamento, hanno trovato il modo di gonfiare
i branzini.
Dato che la popolazione ligure è invecchiata, sono sicuro
che siano tanti, fra i lettori, coloro che ricordano la
fettina gonfiata, quella che, una volta in padella, si
riduceva e diventava una sorta di calletto dal sapore
di cartone unto: così trattata prendeva il nome di "scaloppina".
Nonostante il prezzo più alto, a quei tempi il pesce spada
rendeva di più. Ora è la volta del branzino. Costa di
più, rende di meno, ci vuole tempo per farlo crescere,
ma se si tratta con una proteina che si chiama Tari, cresce
più in fretta.
Già, ma una volta sottoposto a cottura se ne va in acqua.
Non è solo un danno per i consumatori, è anche concorrenza
sleale e frode alimentare, denunciata alla Commissione
europea da una europarlamentare tedesca. E anche e soprattutto
una carognata che i consumatori devono conoscere, perché
gli allevatori onesti ci sono e offrono un ottimo prodotto,
perfino assoggettato a dimagrimento.
Devono sapere che non esiste prodotto di qualità a prezzi
bassi rispetto alla media, devono sapere quanto "deve"
costare un litro di olio extravergine, un litro di vino
buono e un chilo di pesce di allevamento, al di sotto
di certi prezzi si tratterà di olio lampante ripulito,
di vino adulterato e di pesce gonfiato.
Visto che il consumatore razionale non esiste in natura
e che è solo un oggetto per economisti, vogliamo tentare
almeno di essere ragionevoli?
Visto che abbiamo più ore di tv che di lavoro e di scuola,
vogliamo provare a chiedere un po' meno scemenze e un
poco di più di informazione?
Vogliamo riprenderci dallo stress (finto) con cui giustifichiamo
la nostra pigrizia mentale e occuparci con maggiore impegno
dei nostri interessi?
Tranquilli, non incorreremmo in problemi di "conflitto".
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