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In Liguria, l’agricoltura locale
è fatta da contadini che abitano una terra
aggrappata alle montagne; i loro prodotti sono di
piccola scala spesso hanno un sapore eccellente e
un elevato valore culturale e ambientale; ma è
raro che questo valore sia comunicato nei suoi molti
aspetti ed è raro che il lavoro dell’agricoltore
sia compensato correttamente; eppure la base del prezzo
del prodotto dovrebbe essere definita proprio dal
lavoro che occorre per produrlo e, per fare apprezzare
lo scarto di costi rispetto ai prodotti della grossa
distribuzione, dal riconoscimento del suo valore complessivo.
Partiamo dalla riflessione sul valore
e prendiamo un esempio: la farina di castagne prodotte
da Franca Damico, un’agricoltrice della Valgraveglia,
alle spalle di Chiavari.
Le sue sono castagne di varietà tradizionali,
raccolte a mano, seccate a fuoco nell’essicatoio
di casa e macinate in un mulino a pietra. Quanto valore
c’è in un sacchetto di quella farina
prodotta così? quando dietro alla sua produzione
vive un bosco e un pezzo di azienda; quando si mantiene
un pascolo per alcuni animali e si assicura un letto
di foglie per altri; quando il ciclo di produzione
non implica costi indiretti per la collettività
– come sono l’inquinamento e l’erosione
della terra e della biodiversità ... - ma benefici
comuni. Infatti, come potremmo chiamare, se non “benefici
comuni”, un bosco pulito, un pezzo di montagna
che resta in piedi e non scivola a valle con la prima
pioggia, una pagina di cultura che può continuare
a essere letta da tutti e la possibilità di
conoscere e assaporare piatti che per tanto tempo
hanno sfamato la gente della montagna e ancora vivono,
anche se sbiaditi nella memoria?
Quanto valore viva dietro a quella
farina, lo racconta chi la produce. E il racconto
comincia così:
... per 150 chili di castagne secche (da vendere
intere oppure in farina) occorrono 5.000 metri quadrati
di castagneto; ma si potrebbe dire anche, al contrario,
che per fare vivere 5.000 mq. di castagneto bisogna
produrre 150 kg. di castagne secche ...
A Zerli, nell’entroterra di Chiavari, in 5.000
mq di castagneto, se l’annata è buona,
si riesce a raccogliere 20 sacchi di castagne fresche
(in tutto, più o meno, 700 kg): le nostre sono
di varietà Boninn-a e Carpaneiscia. Le raccogliamo
a mano, a ottobre, poi le portiamo nel seccatoio (a
grè) dove sono fatte seccare a fuoco e fumo
per un mese continuo, e dopo ne restano sì
e no 200 kg; dopo la sbucciatura, si scelgono con
attenzione e se ne ricavano 50 kg di quelle belle,
da vendere intere, e un centinaio di kg di quelle
meno belle, ma integre e buone da macinare a pietra
per farne farina; il resto sono scarti e bucce. Gli
scarti (pestummi), circa 50 kg, si danno al maiale
che ci vive per una ventina di giorni; le bucce (l’urba)
le tengo da parte e l’anno dopo serviranno per
mantenere controllato il fuoco del seccatoio.
Ma i conti non finiscono qui.
Un castagneto di 5.000 mq. per produrre bene deve
essere tenuto pulito, e questo vuole dire che:
- per 6 mesi ci si possono fare pascolare 2 pecore
oppure una capra; e 2 pecore dànno, in 6 mesi,
tanto latte quanto ne basta per fare 6 kg di formaggio;
- ci si ricavano 5 quintali di legna di castagno che,
uniti con 10 q. di legna forte (rovere e acacia),
serviranno per seccare a fuoco le castagne;
- ci si raccolgono tante foglie quante ne servono
per fare il letto alla mia mucca per un anno intero.
E nel bosco pulito, se l’annata è buona,
ci si può trovare anche qualche fungo.
Se non si producessero castagne secche e farina, quel
bosco sarebbe abbandonato. Invece, grazie a questi
prodotti, vive una piccola economia, si conserva un
pezzo di montagna e si mantiene una cultura fatta
di saperi e pratiche.
E i prezzi? I prezzi – si sa - li detta il mercato,
temperando la domanda con l’offerta, oppure
li gonfia la pubblicità o la moda. Ma si può
adottare anche un altro punto di vista: Franca dal
suo lavoro vorrebbe ricavare 7 euro l’ora (pare
dignitoso: quanti accetterebbero di lavorare per meno?)
e, con questo obiettivo, ha provato a definire il
costo delle sue castagne. Così – se anche
chi vende dichiara quanto ricarica - il prezzo diventa
trasparente e la sua costruzione non è più
né un mistero o una lotteria del mercato, né
un capriccio.
| |
ore |
costi |
| raccolta a mano delle castagne |
36 |
|
| raccolta e taglio della legna |
16 |
|
| essiccazione a fuoco |
30 |
|
sbucciatura a macchina |
8 |
10€ |
| scelta a mano |
8 |
|
| macinatura a pietra |
4 |
11€ |
| insacchettatura a mano |
8 |
|
| sacchetti + etichette |
|
119 € |
| totale |
110 |
140 € |
| |
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Le ore e i costi sono calcolati,
partendo da 700 kg di castagne fresche, per arrivare
a 150 kg di prodotto - fra castagne scelte secche
e farina - tutto messo in sacchetti da 500 g.
... e non ho considerato tutti,
ma proprio tutti, i costi: per pulire il bosco e fare
la legna ci vuole anche la motosega; per trasportare
le castagne al mulino ci vuole anche il motocarro,
per questo foglio, eccetera ... ma questi sono costi
compensati dal recupero degli scarti per il maiale,
dalle foglie per il letto della mucca, dal formaggio,
dai funghi ...
7 euro per ogni ora di lavoro, vogliono dire 770 €
+ 140 € di costi = 910: e questo è quanto
dovrebbe rientrare dalla vendita di
- 100 sacchetti da 500 g. di castagne secche;
- 200 sacchetti da 500 g. di farina di castagne.
Ora - posto che le castagne scelte, vendute secche,
valgano una volta e mezza la farina - fatti pochi
calcoli, risulta che, per ricevere un compenso dignitoso
dal mio lavoro, dovrò vendere:
- la farina di castagne, a 2,60 euro / ogni confezione
da 500 g.
- le castagne secche, a 3,90 euro / ogni confezione
da 500 g.
Possono sembrare prezzi elevati se li confrontiamo
con i prezzi dell’agricoltura industriale e
della grossa distribuzione, quell’agricoltura
che spesso genera più costi indiretti che benefici
comuni; ma se si vuole riconoscere all’agricoltore
locale un compenso dignitoso, se si vuole provare
a uscire dalla dittatura del mercato e delle sue regole
- quelle che tagliano fuori i piccoli produttori -
e se pensiamo a tutto ciò che sta dietro alle
castagne prodotte su questi monti - raccolte a mano,
seccate a fuoco e macinate a pietra - e a ciò
che la loro produzione contribuisce a mantenere in
vita (una parte di montagna con la sua storia , la
sua cultura e la sua economia), allora non sono né
elevati né bassi, sono solo prezzi giusti.
1)Storico, direttore del Consorzio
della Quarantina (v. Roma, 12 - 16019 Ronco Scrivia
GE - m_angelini@libero.it)
2)Agricoltrice, titolare azienda agr. Rue de Zerli
(v. Zerli, 51 - 16040 Ne/Valgraveglia GE - franca.damico@libero.it)
3)Un’ultima, necessaria riflessione: abitare
questi monti come fa Franca Damico non è nostalgia
per il passato, ma è un modo di interpretare
un futuro possibile. E nel fare questo Franca non
è sola: sono molti i giovani come lei che continuano
(o sono venuti) a lavorare sulle fasce, e molti di
loro fanno parte di una rete e condividono un progetto
comune. Sono i custodi delle varietà locali,
i testimoni di un tempo che è appena passato
e di un tempo che, insieme, stiamo costruendo.
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