Pestogenovese news: i nostri prodotti
approfondimenti,
schede, curiosità
Il
Pesto Genovese, cenni storici
Il
primo e tuttoggi più importante libro riguardante
la gastronomia ligure ed il pesto in particolare è
" La Cuciniera Genovese", di Giovan Battista
Ratto, edita a Genova nel 1860.
La ricetta del pesto ( o savore d'aglio, come allora
veniva altresi' chiamato)che vi viene riportata è
la seguente:
Prendete tre o quattro spicchi d'aglio,basilico o
in mancanza di questo maggiorana e prezzemolo,formaggio
d' olanda e parmigiano mescolati e grattugiati insieme,e
pestate tutto nel mortaio finchè sia ridotto
in pasta.
Scioglietelo quindi con olio fine in abbondanza.
Con questa salsa si condiscono gnocchi e troffie,lasagne,i
tagliolini unendovi anche un po' di acqua calda,senza
sale,per renderlo più liquido.
Le particolarità che si possono notare, differenti
rispetto alla ricetta attuale, sono la presenza del
formaggio d'Olanda o Gouda diffuso a Genova per via
dei commerci marittimi che si sviluppavano all'epoca
con il paesi del nord Europa, e l'alternativa concessa
al basilico di prezzemolo e maggiorana, dovuta alla
stretta stagionalità della coltivazione del
basilico a quell' epoca.
Nel dizionario di Casaccia, la cui seconda edizione
risale al 1876, si può trovare :
"Pesto:Voce nostra che non ha precisa corrispondenza
italiana,ed è un specie di salsa o condimento
e si compone di basilico oppure maggiorana e prezzemolo,
di aglio e cacio , pestati insieme nel mortaio e sciolti
con olio ed acqua usati per cuocere la minestra che
si vuol condire". Come si vede la ricetta è
circa la stessa ma scompare la precisazione della
tipologia di formaggio.
Una interessante citazione si può ricavare
dal volume "I Liguri a Tavola. Itinerario gastronomico
da Nizza a Lerici." Edito da Longanesi nel 1965
e scritto da Massimo Alberini.
Alberini sottolinea, nel pesto , l'importanza di un
buon olio d'oliva ( extra vergine) della Liguria "di
grande finezza e di aroma squisito". Un olio
"saporito senza essere greve,di colore giallo-oro
con qualche riflesso verde smeraldo,delicatissimo
e schietto".
Interessante quando analizza le origini del pesto:
" una derivazione dell'antichissima agliata,la
salsa plebea del medioevo,composta da bulbi d'aglio
schiacciati" e sottolinea -a tal proposito-come
il Rossi ( 1876) nella sua ricetta fosse piuttosto
parco e vago sulla quantità di basilico da
usare, qualche foglia, e abbondasse invece nell'aglio
( tre o quattro spicchi).
Qualche citazione:
Cosa
è il pesto? è facile a spiegarsi. Se
ne richiedeste la ricetta alla massaia, ve la direbbe
con un sorriso enigmatico. E cioè: occorre
un spicchio d'aglio,, basilico, formaggio sardo, un
bel mortaio per il battuto e dell'olio fino per discioglierlo.
Ma vi aggiungerà mefistofelicamente : in quanto
alle dosi, Madonna cara, regolatevi voi, e che la
provvidenza vi assista.
Perché- soggiungeva il celebre Rosso, prima
cameriere e poi socio della trattoria Monterosa dietro
Piazza Fontane Marose- per fare un buon pesto bisogna
nascerci,come si nasce poeti.
Così scriveva Alessandro Varaldo a proposito
del La Cucina Genovese nel raro Almanacco Cucinario
della "Scena Italiana" edito nel 1937. (
Per la precisione il n. 51 del dicembre 1937) parlando
della Liguria a tavola.
E aggiungeva : " Il pesto, signori miei, è
come una bandiera genovese: rivaleggia con la Croce
Rossa ( la stemma di Genova porta una croce rossa
in campo bianco).
E San Giorgio (Patrono di Genova), il bel San Giorgio
- soggiungeva il poeta Remigio Zena,- ci chiude un
occhio sopra.
Il pesto dunque,o batturo genovese,è il classico,
l'inarrivabile condimento, una specie di toccasana,al
cui nome, mi narrava un vecchi lupo di mare che comandava
un piroscafo di emigranti al tempo di Oceano di Edmondo
de Amicis, s' aqquietò come per incanto una
rivolta a bordo.L' olio vince il mare e il pesto la
musoneria, diceva.
Quando qualcuno, della parte più lontana del
mondo,s'incontra con un genovese,per mostrare tutta
la propria cultura ligure parla del pesto: è
una specie di parola d'ordine.
Al di la del colore che le pervade, queste righe ben
rispecchiano l'atteggiamento dei genovesi dell'epoca
verso la loro amata salsa.
|